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LA RICERCA CONCETTUALE DELLA PITTRICE MARISA FALBO

LA RICERCA CONCETTUALE DELLA PITTRICE MARISA FALBO - Marisa Falbo art gallery

L'arte in ogni epoca della storia dell'uomo, ha evidenziato l'inquietudine dell'Artista; l'ansia della ricerca di un mezzo espressivo, che potesse costituire il nucleo organizzatore di nuove es-pressioni d'arte. L'Arte, si può dire, sia stata l'ambito obiettivo di scelte coraggiose. In cui l'esperienza dell'Artista è andata via via arricchendosi di nuovi orizzonti, per chiarire con mezzi espressivi propri, il concetto della funzione dell'opera d'arte, intesa come mezzo di comunicazione tra l'artista e la società del suo tempo-limite. Con la partecipazione storico-artistica, l'artista ha intrapreso un lungo itinerario, nel solco del quale ha inciso, con lo spirito critico e l'ispirazione, una prova tangibile del suo intelletto, nell'incessante susseguirsi di ricerche; di tentativi; di risultati più o meno positivi, che hanno cucito insieme i vari capitoli della storia dell'arte. Nel diorama dell'arte contemporanea, si assiste a un notevole interesse per la ricerca artistica; l'artista sente l'esigenza di reincarnarsi dalle piramidi del tempo in nuovi linguaggi; di rivedere il «factus» per un «dictus» più vitale e ‘partecipe alla problematica attuale. Marisa Falbo, una giovane, sensibile Artista palermitana, sente profondamente, quasi a livello fibrillare, l'esigenza di una ricerca espressiva, che possa rivelare la sofferenza umana ab aeterno. La Pittura della Falbo, ci invita a riflettere sulla posizione dell'artista nella società odierna. Tale posizione, con la caduta del positivismo e con il prevalere sempre più pressante della tecnica sull'opera d'arte, si è venuta evolvendo, proprio per effetto di quel contatto tecno-scientifico, per cui il distacco dalla tradizione è avvenuto senza traumi, lasciando al posto del disincanto dell'artista, rispetto al mito classico, il seme di una utopia volta a ricuperare lo spirito dell'arte, nella ricerca della forma d'arte.
La Pittura della Falbo si innesta, appunto, in tale diatriba, cercando nel rifugio dell'onirico, il frutto di quel seme (abbaglio di un riflesso utopistico) per un concepimento artistico che dia al pensiero la necessaria spinta per penetrare nel travaglio delle umane scelte; nel groviglio misterioso della grande anima esistenziale, di ogni epoca. L'atto espressivo si impianta in un figurativo di gusto classicheggiante, che sfocia nell'informe; nel non «finito»: in un monocromismo esangue, che vena delicatamente la figura umana, le cui linee si rivelano pure nella castigatezza del disegno. Tali linee che delimitano lo spazio artistico, costituiscono la corteccia; la superficie esterna, ove è possibile alimentare la fantasia, che cede alle lusinghe di mondi senza tempo, mentre all'interno macera la sofferenza. Qui l'Artista concentra la sua indagine psicologica, nello enunciato della sua nuova tecnica, frutto di una sperimentazione di un triennio. Un felice approdo, questo della sensibile Pittrice, che evidenzia una sofferta ricerca concettuale. La figura acquista, in tal guisa, una proiezione simbologica, che sconfina nell'allusivo; nel fantastico pullulare della mente, alla ricerca inquietante dell'eterno quesito del dramma dell'essere, frutto di un calcolo prestabilito nell’alfabeto cromosomico. La personalità della Falbo, come si sdoppiasse, dall'involucro che la opprime, osserva nella sua nuova dimensione, il «virus» del male nascosto nell'intimo della umana natura, che si allarga a macchia d'olio, come cellula cancerogene, corrodendo ogni tessuto cellulare. L'Arte della Falbo, qui, raggiunge il massimo della tensione, in quel mutare profondo dell'atteggiamento mentale dell'artista. che attraverso il velo della suggestione onirica che si traccia, rientra nella sfera dell'esistenziale. Lascia, quindi, al di fuori dello spazio corroso dal dolore universale, il mondo della fantasia, (la purezza delle linee non sono altro che un pretesto archetipico per evidenziare l'indifferenza e l'egoismo sociale) per proiettarsi nel grumo pigmentoso del marasma esistenziale. La figura umana, presa in sé, nella sua funzione di oggetto-simbolo, rappresenta nella sintomatologia della sua struttura organica, la sofferenza umana, che si snoda perenne nel dinamismo del continuum spazio-tempo. L'arte della Falbo, pur nei suoi propositi concettuali, si inserisce nella grande area della ricerca di comportamento, precisamente della Art Nouveau, che esplica il suo impulso vitale tra arte e società.

 

GIANNA PAGANI PAOLINO (Scrittrice e saggista)

Merkaba

Merkaba - Marisa Falbo art gallery

Il trasferire su tela ciò che Marisa Falbo incontra, vede e sente nella sua vita, attingendo dalla natura che la avvolge o scavando nella propria conoscenza oltre che coscienza, offre spunto di indagine a tematiche sviluppate nella propria e ormai matura rima artistica. Come dice l’artista: “Il mio fare Arte pesca nella mia “ sacralità” interiore e si proietta nella tela in un viaggio determinato da una consapevolezza acquisita nel tempo, attraverso vicissitudini ed esperienze, che mi hanno dato modo di assaporare variegati pentagrammi esistenziali, dove a volte la musica era  amara, malinconica e triste, altre volte invece gioiosa e prorompente da farmi mancare il fiato!”.

A partire da metà degli anni ‘70 l’artista spazia e sviluppa varie tematiche  concludendo cicli pittorici che portano con sé già un’analisi profonda sulla mente umana, che riprenderà svariate volte nel personale percorso sul perché delle cose, traducendo emblematicamente in espressione  artistica i vari stati d’animo designati alle figure rappresentate. Di sicuro interesse è il periodo Baudelariano, come il periodo dedicato ai clown, dove la si vede cimentarsi sulle pieghe dei volti come pura espressione dello stato d’animo interno e libro aperto sulle intime commozioni del personaggio raffigurato. Ogni periodo sviluppato esprime un intervallo di meditazione dell’artista sul suo personale ed intimo percorso di vita. Quando la camicia però si fa stretta, lei è pronta a vestirne un’altra ed è aperta a qualsiasi consiglio proveniente dal personale moto interiore, cosicché cambia strada, cambia tematica, cambia tecnica, risolve il tema ed è di nuovo pronta alle nuove esperienze che l’accompagneranno. Perciò la sua arte è una sorta di diario di bordo, dove sulla tela viene appuntato, attraverso velature, cambi cromatici, sovrapposizioni, ogni singolo e travolgente palpitio dell’intima emozione vissuta e poi trascritta e fermata nella galleria dedicata alla propria vita. Cosicché, tutti questi passi, esperimenti e strade percorse la porteranno negli ultimi vent’anni ad avvicinarsi per poi addentrarsi nella Mer-Ka-Ba (parole che provengono dall’antico Egitto), dove si parla di spirito e luce trasposti nella realtà umana e divina. La Mer-Ka-Ba è un campo contro-rotante di luce, acceso dalla roteazione di conformazioni geometriche distinte che operano contemporaneamente sul nostro spirito e il nostro corpo. Attraverso la meditazione si può aiutare la mente, il corpo umano e lo spirito ad accostarsi e a verificare altri piani di realtà e potenziali di vita.

Nelle sue opere, dove viene spesso citato il Fiore della vita, si parla di energia cristallina. La Falbo annovera geometrie sacre e specifiche che allineano mente, corpo e cuore. Attualmente lavora ogni singolo giorno sulla propria MERKABA, trasferendo visivamente nelle sue opere ogni sfumatura della sua esperienza, così come in tutti gli altri periodi artistici, raggiungendo un esito superiore rispetto all’energia positiva che ad oggi la contraddistingue.

                                                                                                                                                                                                         RAFFAELLA FERRARI (Critico d’Arte) 

Gli dei o demoni di Angkor

Gli dei o demoni di Angkor - Marisa Falbo art gallery

ANNO XII — LUG-AGO. 1982 - N. 134 - 

La recente pittura di Marisa Falbo è caratterizzata — oltre che da una singolare tecnica espressiva che sapientemente gioca in processi osmotici i colori di una personalizzante tavolozza — da una tematica apparentemente pluralistica (che per taluni aspetti potrebbe anche apparire fuorviante) in quanto a interessi e suggestioni, ma comunque riconducibile a costanti elementi di fondo. Attorno al nucleo, che possiamo considerare centrale, del rapporto tra unità e molteplicità dell’essere, gravita un profondo senso di mistero, intensamente avvertito, che induce l’artista a una operazione di scavo non di rado impietosa pur nel persistere di certi toni elegiaci. 
L’uomo e il mistero della sua origine e della sua fine è «argomento» a cui vanno correlate certe (de)mitizzanti metafore del1’opera pittorica della Falbo, quali l’uomo-pesce o l’uomo-fossile, per non parlare di certe allucinanti scarnificazioni corporee che sono più che altro simbolica traduzione delle contaminazioni dell’era e dei suoi svariati attentati alla personalita.
I1 mistero della presenza umana (e la sensazione di turbine — di vortice — di abisso — che l'accompagna) si polarizza tra immagini pietrificate in un silenzio di secoli(i pendii del Ramo Rara Ku dell’Isola di Pasqua, per esempio) e indefinite visioni premonitrici di un futuro che non ha, se non nel culto del bello e dell’amore, altre possibilità di riscatto da una terrificante catastrofe.
Ma quel che preme evidenziare a proposito di questa giovane e febbrile artista siciliana e l'aggressiva rarefazione (e non paia contraddizione in termini) di alcune sue opere: una certa sua rigorosa douceur, un modo di stare dentro e fuori le forme e si potrebbe anche aggiungere: dentro e fuori la tradizione, in un neofigurativismo Che possiede di già un suo preciso sigillo.

 

LUCIO ZINNA (Scrittore e Critico d’arte)

Il misterioso esprimersi della pittrice palermitana

Il misterioso esprimersi della pittrice palermitana - Marisa Falbo art gallery

Direi di lei: l'enigma-Marisa. La donna appare creatura tenera, affettuosa, quasi infantile, anche se ostenta comportamenti spavaldi. La pittrice è severa, perfezionista,disegna con severità e sicurezza,sta pervenendo ad una cromatura che cancella quella passata, le sue recentissima cose, deliziosi volti di donne, quasi creature di sogno, sembrano tocchi di piumino incipriato, una tecnica nuova che non ha ancora definita.
Quando mostra i suoi lavori è senza sorriso, tesa, pronta a captare le parole, il lento giudizio, che lento deve essere per la molteplicità di interpretazione a cui si prestano, sta in ansia, nei "suoi occhi passa la tempesta; sarebbe più facile dire: belli! Ma «cos'è il bello?» si chiedeva Baudelaire che lo trovava anche nel «leggermente deforme».
Ma fu per questo poeta «maledetto» che mi accostai con interesse e curiosità a Marisa Falbo. Perché Baudelaire attrasse l'artista, e la donna, e perché i «Fleurs du mal»? e non, per esempio, i «Paradisi artificiali»? Le chiesi con timore e coraggio, se si sentisse un «fiore del male». ll suo «si» fu un soffio. Desiderai psicanalizzarla più che intervistarla.
Allora pensai che il suo rifarsi alla letteratura continuasse, lo trovavo interessante per tutto un mondo inesauribile e pieno di suggestione che può scaturirne, invece «la» ritrovo nella copertina di un libro: un emaciato volto d'uomo con una guancia corrosa.
Mi fa venire in mente «L'uomo dal fiore in bocca» di Pirandello. Comincia per Marisa Falbo‘ la serie de «La contaminazione». E il fascino dell’orrore che I’attrae o vuole vincere la paura? O denunziare quest’attuale disfacimento ecologico a cui l'essere umano non può sottrarsi?
In altri quadri c'è invece lotta, conquista del potere, la legge del più forte, artigli di un rapace che magari si identificano con lei, ma nei suoi segni niente è superfluo, non scade mai nel banale per la rigorosa disciplina che impone al suo creare ma la risultante e un groviglio psicologico che l'artista trasmette nel fantastico in una dimensione quasi surreale.
Niente ripetitività nei suoi lavori, è un divenire che nega le cose precedenti, impegnata alla ricerca del sempre meglio e diverso, inquieta e insoddisfatta, anche se le piovono premi da tutte le parti.
Altri elementi perturbanti del suo misterioso esprimersi, con un certo compiacimento a mettere in difficoltà I'interpretazione semantica, sono i soggetti dove predomina la forza fisica dell’uomo, forza come potere in «Conquista» e in «Violenza», ma è in questa forza che l'autrice si riconosce e ambisce, o un dissentire ad una prerogativa maschile che il femminismo ha messo in discussione? Ama la violenza o la rifiuta? Vorrei che la risposta fosse nei suoi ultimi lavori, quei deliziosi volti, colori delicati e tocco lieve, non più violenza ma tenera dolcezza, l'altra Marisa che sa usare anche l'incantevole.
Dove approderà il suo evolversi, quando scioglierà l'enigma? La chiave psicologica usata per la lettura dei quadri di Marisa Falbo, che prescinde la tecnica e la cromatura, può non essere da lei accettata ma può anche aiutarla a sciogliere grovigli e ad esplorare il SUO «es».

 

ESTHER BARTOCCELLI (Scrittrice e saggista)

Le dimensioni spazio-temporali di Marisa Falbo

Le dimensioni spazio-temporali di Marisa Falbo - Marisa Falbo art gallery

L’opera di Marisa Falbo è un percorso di vita che si snoda continuamente tra tematiche diverse e nuove esperienze. Nel corso del suo itinerario d’artista è attratta dal cambiamento e dalla scoperta di nuove tecniche, ma ogni sua evoluzione assorbe le tracce di quella precedente, lasciandocela intravvedere attraverso velature e sovrapposizioni, nelle stesure cromatiche trasparenti e fra le trame di texture impalpabili. Nella sua produzione più recente si scorge una nuova successione esperienziale che transita sulle sue tele grazie ad un episodio "virtuale". Non più di un anno fa, infatti, la Falbo ha sperimentato una mostra reale nell'ambiente virtuale di Second Life, piattaforma 3D internazionale in cui artisti di tutto il mondo si mettono in gioco realizzando installazioni d'arte contemporanea. In quell'occasione l'artista ha importato "inworld" le sue opere reali che, elaborate con strumenti digitali appositi, tramite "normal e specular map" hanno acquisito la consistenza della materia. Le sapienti incrostazioni di colore, le trasparenze delle stesure sovrapposte, i segni grafici intrecciati alle pennellate, prendevano vita come bassorilievi nel mondo virtuale.
La sostanza chimica convertita in pixel appariva palpabile ed ogni quadro, illuminato da luci di taglio, materializzava una visione riflettendosi nell’acqua del metaverso.Rispetto alla sua pittura reale, la trasposizione delle opere nel virtuale tridimensionale triplicava la consistenza materica, ispirando l'artista ad intervenire manualmente sulle nuove tele, conferendo la medesima struttura tridimensionale ai suoi quadri.Ed ecco che, dopo prove e trattamenti, le sue tele acquisivano la stessa densità ottenuta con i programmi digitali.
L'opera "Il tempo di un battito" testimonia con estrema chiarezza questo nuovo transito dell'artista tra pittura e rilievo. Le incrostazioni che circondano la figura del bambino, contaminandola, sembrano creare un portale spazio-temporale che ci fa immaginare lo spostamento della figura fra due siti distanti tra loro nello spazio infinito. Frontalmente al quadro possiamo ipotizzare che il bambino venga verso di noi e ci porti in dono una farfalla proveniente dall'immaginario. Ma possiamo anche vagheggiare che lo stesso bambino stia andando verso uno spazio infinito, salvando la farfalla, accompagnandola in una dimensione altra. Che stia provenendo dal passato, recandosi nel futuro o transitando in un mondo parallelo, egli sta attraversando il tempo, facendosi strada tra le pieghe della tela stropicciata, resa tale da consapevoli manipolazioni di carta trattata.Un cenno ai suoi simboli ricorrenti come il fiore della vita, ricompone il percorso senza perdere di vista quello già compiuto. Un'artista, Marisa Falbo, che riesce a raccontare il suo viaggio nell'essenza delle cose e degli esseri avvolgendola di poesia. La sua abilità tecnica le permette di rappresentare ogni suo pensiero e di comunicarcelo attraverso forme, figure, colori e simboli confortandoci oltre i limiti della definizione razionale. Ogni sua opera ci accompagna in una dimensione sensoriale assai estesa, come se attraverso i suoi occhi potessimo vedere molto più lontano di quanto all'essere umano sia concesso.

 

MARINA BELLINI (attrice e regista)

 

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